La via della seta

LA SETA IN PIEMONTE

 

IL BACO DA SETA – portato dalla Cina in Siria – rapidamente si diffuse in Grecia, poi dalla Grecia in Sicilia e quindi, sin dal XIII secolo, in tutta Italia.

In particolare, all’epoca, la seta si sviluppò soprattutto a Lucca e Bologna ove la trattura e la torcitura venivano eseguite con macchine mosse a mano.

Anche in Piemonte il baco fu introdotto alla fine del XIII secolo, ma soltanto nella seconda metà de ‘500, grazie all’impulso dato a questa attività dalla preveggenza del duca di Savoia Emanuele Filiberto, la cultura della seta si sviluppò notevolmente, incentrata sulla gelsicoltura e la bachicoltura unitamente alla trattura finalizzata alla produzione della seta grezza. In Piemonte, infatti, solo raramente il filato subiva le successive operazioni di torcitura e tessitura ad eccezione di Racconigi ove sono documentati, sin dal tardo ‘500, tutte le fasi del ciclo serico – dalla trattura alla tessitura – sia pur svolte in ambito domestico e con macchine mosse a mano. Così nella capitale, a Torino, un unico spazio era destinato alla filatura e tessitura e questo spazio era stato ricavato nell ‘ “Albergo di Virtù”ove si operava sempre con macchine mosse a mano.

Soltanto intorno alla metà del ‘600, presero avvio, in Piemonte, i primi tentativi di innovazione tecnica nel campo serico. Infatti a Torino, in Borgo Dora, sorse nel 1665 il primo mulino da seta idraulico alla bolognese, mosso cioè dall’acqua, che fu realizzato a cura del tecnico bolognese Giovan Francesco Galleani. Il Galleani fu fatto venire appositamente da Bologna dal ministro dell’economia di Carlo Emanuele II, Giovan Battista Truchi, grazie ad una operazione di spionaggio industriale che portò questo tecnico a Torino transfuga da  Bologna.  Come conseguenza di questa sua fuga egli fu, come noto, premiato a Torino , ma impiccato, in effigie a Bologna.

L’intervento del Truchi non si limitò all’importazione in Piemonte del mulino da seta idraulico alla bolognese ma egli attuò, altresì, una determinante riforma tecnica innovativa di tutto il settore serico piemontese. A tal fine Carlo Emanuele II emanò le famose “Lettere Patenti del 14 maggio 1667″ che imposero queste nuove regole a valere per tutti i produttori di sete piemontesi. Detta riforma, che fu conseguente alla raccolta e codificazione di ogni innovazione tecnica reperibile sulle principali piazze italiane e straniere, produttrici di seta, portò a realizzare in Piemonte un prodotto altamente qualificato che fu alquanto apprezzato in particolare da Francia ed Inghilterra ( v. manifatture di Lione e Spitalfields).

Questa specifica normativa dettò infatti severe disposizioni tecniche e precisamente:

  • L’obbligo di una minuziosa cernita dei bozzoli prima di una loro messa in lavorazione;
  • Il perfezionamento di tutte le operazioni tecniche relative alla trattura che venne, pertanto, radicalmente modificata (v. frequente rinnovo dell’acqua delle bacinelle, specifica pulitura delle matasse di seta, etc.);
  • L’introduzione di una nuova disciplina per la filatura e torcitura della seta realizzata non soltanto con l’adozione dei mulini da seta idraulici (cioè mossi dall’acqua anziché a mano), ma anche con il loro dettagliato perfezionamento tecnico;
  • L’adozione di una nuova disciplina del lavoro che prevedeva l’abbandono della remunerazione a cottimo che – in quanto tale –  favoriva la produzione quantitativa a scapito della produzione qualitativa, con passaggio ad una remunerazione a giornata che privilegiava invece la qualità del prodotto finale;
  • La centralizzazione del lavoro in un unico complesso o Unità – Mulino – Setificio

accogliente l’intero ciclo di produzione della seta, complesso nel quale venivano altresì riunite ed impiegate decine e decine di operai, con relative abitazioni, per cui ne conseguivano costi di produzione alquanto minori.

Ne derivò che, nella seconda metà del ‘600 il Mulino da Seta alla Piemontese fu così perfezionato, sia tecnicamente che produttivamente, da portare ad un grande miglioramento sia nella qualità che nella quantità del filato prodotto, con conseguente notevole aumento della produttività generale e riduzione dei costi, per cui fu oggetto – da parte di vari paesi europei, di un vero  e proprio spionaggio industriale al fine di carpire il segreto di questa lavorazione così altamente perfezionata ma poco costosa.

 

COSTITUZIONE DI CENTRO PILOTA ALLA VENARIA REALE

(Modello di rivoluzione tecnica nel settore serico)

 

Carlo Emanuele II, con la “sua” Venaria Reale, volle realizzare non soltanto un luogo di piacere e di caccia ma anche conseguire, in quest’area, uno sviluppo economico particolare parallelamente alla costruzione di una nuova città. Infatti nel Capitolato del 1670 tra il duca e  Giovan Francesco Galleani si precisava che alla Venaria Reale: “Sua Altezza Reale a sue spese farà fare la fabbrica per piantarvi gli ordegni per travagliare la seta in organzini alla bolognese con l’abitazione del Galleani stesso e insieme per operarj 50… e sei tellari per la tessitura della seta”.

Detta fabbrica / filatoio, costruita sull’area di pertinenza del Castello feudale del conte Scaravello, iniziò così l’attività nel 1671 e costituì un evento molto importante. Diede infatti avvio ad un centro pilota, custode di segreti tecnici rivoluzionari per la produzione della seta, che rappresentò un prototipo di “Complesso Integrato di Produzione  della Seta” comprensivo di filatoio – tessitura. Il suo fine fu non tanto la produzione di massa quanto la costruzione:

  • Di un Modello esemplare dimostrativo del funzionamento dei nuovi macchinari per la

Seta, nonché

  • Di un modello didattico quale scuola professionale o centro di riferimento tecnico

per quei filatoi che poi, in Piemonte, diedero vita al cosiddetto

Mulino da Seta alla Piemontese che fu preso a modello

dall’intera Europa  comparendo nell’Enciclopedia di

D’ Alambert – Diderot del 1780.

LA SETA PRESSO IL BORGO DI VENARIA REALE

Nel Centro Storico di Venaria Reale, in fondo all’attuale Via Cesare Battisti e dal lato apposto del Mulino Sola, aveva sede il Vecchio Castello Feudale di Altessano Superiore di proprietà dei Conti Scaravello; Castello che specificatamente segnalato da una “Torre” in un incisione del libro :” Venaria Reale” dell’ architetto di Amedeo di Castellamonte.

 

 

Questo Castello è molto interessante perché il 1670 il Castellamonte lo trasformò, per il volere del Duca Carlo Emanuele II, nel primo setificio idraulico alla Bolognese realizzato alla Venaria Reale e precisamente in mulino da seta, a mosso ad acqua, in grado di compiere l’intero ciclo di lavorazione della seta. Questo setificio dette con inizio ad un nuovo modello organizzativo nel campo della lavorazione della seta.

IMPORTANTI FURONO LE ACQUE DELLA DORA FONTE DI ENERGIA DELLA PRODUZIONE DELLA SETA.

Il Duca Carlo Emanuele II aveva appositamente chiamato alla Venaria Giovanni Francesco Galleani tecnico espertissimo nella lavorazione della seta, reduce per l’appunto da Bologna, il quale già da alcuni anni aveva realizzato a Torino, fuori mura, il setificio di Porgo Dora collocandolo nei pressi dei Mulini comunali della città.

 

 

 MULINI DA SETA A RUOTA IDRAULICA  

FILATOIO GALLEANI- CASTELLAMONTE (1670)

Il Mulino Galleani edificato dall’Arch. A. di Castellamonte sulle fondamenta del Castello feudale dei Conti Scaravello è alimentato dalla motrice derivate, nei pressi dl Castello di Pianezza, dalla sponda sinistra della Dora Riparia tramite la Bealera Grossa poi Canale Demaniale della Venaria.

 

E’ noto infatti con realizzazione della Venaria Reale, I Savoia intesero celebrare la magnificenza dello Stato ed il potere del Principe presentando, alle Corti Europe il Complesso Monumentale Venariese anche quale esempio di grandioso impianto economico.

Cosi è noto Carlo Emanuele II favori all’introduzione a corte della lussuosa seta anche per il ” loisoir” di Cristina di Francia, sua Madre, che aveva un spiccato interesse per i generi di lusso inclusa la elegante  scenografia dei Balletti di Corti di Filippo d’Agliè.

E’ il caso della” Fenice ritrovata” rappresentata dal 1644 , laddove tre putti danzano ” filando serici stami” e Carlo Emanuele II, bimbo, vi compare interprete vestito nei panni del ” Sole”.